martedì 8 febbraio 2011

Belle anime del Palasharp, la vostra mancanza di vita è inescusabile

un gran bell'articolo.

Belle anime del Palasharp, la vostra mancanza di vita è inescusabile

Al Palasharp di Milano, contro il populismo rozzo e grintoso dei berluscones, è sceso in campo per Libertà & Giustizia il moralismo dei ricchi veri, cioè l’azionismo, ma quello di oggi, quello senza alcuna gloria e solo con molto pennacchio, quello dei finti perseguitati, quello degli scrittori billionaires che dicono di andare a letto tardi, sì, “ma solo perché leggo Kant” (così ha specificato Umberto Eco ammiccando con una battuta miserabile a una platea di devoti preoccupati dell’onore dell’Italia e della brutta figura che si fa all’estero). E che orrore la fosca antropologia di Zagrebelsky, una caricatura lagnosa, saccente, falsamente mite e professorale, la voce chioccia e la perfidia negli occhi, della giovinezza squinternata, un po’ folle, ma viva di un Gobetti. “Niente per noi, tutto per tutti”: uno slogan riferito al trionfo liberale dello stato di diritto e della cittadinanza costituzionale, ma nella bocca di questi bardi delle intercettazioni e della magistratura militante, e in associazione con il cattolicesimo reazionario e sessuofobico di uno Scalfaro, un passaparola ideologicamente totalitario. No, miei cari: vogliamo qualcosa per noi e per gli altri, non abbiamo orrore dello scambio e del denaro, ci fa senso il vostro disgusto per la bigiotteria galante di Arcore, e ciò che è “tutto per tutti” sa di stato totalitario, sa di regime della virtù, sa di marcio. Torino è una città che ho molto amato, ma il succo del suo famoso giansenismo è così tremendamente condito di ipocrisia, e questa ipocrisia è così perfettamente rappresentata dal timbro vocale, dalla tonalità e dall’inflessione piccolo dialettale di Zagrebelsky che in fondo in fondo preferisco la banda Cavallero. Per fortuna – e so di dirla grossa per molti lettori – quel mondo ha prodotto anche i Violante, persone di razza che ne hanno fatte più di Carlo in Francia ma non si abbasserebbero mai a scrutare condiscendenti e morbosi i giorni, le notti e le vite degli altri.

    Non ho parole per descrivere il timore e il tremore che mi hanno provocato le altre esibizioni dal palco del Palasharp, la telefonata mediocre di Ginsborg, le banalità di Saviano, e che delusione la Camusso a rapporto dai suoi nemici di classe. Per un momento ho pensato che vorrei leggere nelle vite di questa brava gente impeccabile, vorrei intercettare questi censori moralmente al di sopra della comune umanità italiana, saggiare le anime e i peccati di questi ottimati che vogliono sradicare Berlusconi fornicatore per “andare oltre”, come dicono, e organizzare il lavacro del paese profano e sporcaccione che siamo. Ma subito mi sono vergognato anche solo di aver pensato di comportarmi come loro. E mi ha raggiunto, per il mio e per il vostro benessere spirituale, il messaggio mail di un amico da Milano, una citazione di Ralph Waldo Emerson che riguarda anche Berlusconi e le sue nottate: “E ho tutto sommato l’impressione che dove ci sia una grande ricchezza di vita, sebbene intrisa di grossolanità e di peccato, lì troveremo anche l’argine e la purificazione, e alla fine si scoverà un’armonia con le leggi morali” (1). La pazzia di Berlusconi sarà in qualche modo riscattata, belle anime azioniste, la vostra mancanza di vita è inescusabile.

(1) “And we have a certain instinct, that where is great amount of life, though gross and peccant, it has its own checks and purifications, and will be found at last in harmony with moral laws”.

Giuliano Ferrara


giovedì 11 giugno 2009

Tirando le Summae

Preghiera del 9 giugno 2009
San Tommaso d’Aquino, a te che hai classificato i peccati capitali volevo far sapere il risultato dei rispettivi partiti alle elezioni. Volano l’Invidia (8 per cento) e la Gola (10 per cento), cala la Superbia (26 per cento), tiene la Lussuria (35 per cento). L’Accidia consolida le proprie posizioni (6 per cento). Facendo il confronto con le precedenti consultazioni i peccati spirituali, “più gravi di quelli carnali” come dimostri nella Summa Theologiae, sono in flessione, costituendo il movente di solo un terzo dei cittadini italiani. Tomisticamente parlando le cose vanno dunque un po’ meno male, il che, umanamente parlando, è un gran risultato.

Tien An Men 1989...l'immagine più grande degli ultimi anni

domenica 8 febbraio 2009

FIRMATE L'APPELLO

invito tutti a firmare l'appello per salvare la vita ad eluana promosso da formigoni e cesana. è un atto di ragionevolezza, umanità minima e nient'altro.

A volte tornano (ed è peggio)

a volte tornano, ed è peggio. non parlo dei lefevriani. chiedo scusa. ma oggi è stato scandaloso. oggi si è passato il segno. oggi ascoltare il "teologo" Hans Kung (quello che si laureò con una tesi controversa su Karl Barth, quello cui fu vietato insegnare quasi subito, che attaccò Giovanni Paolo II, che oltraggio anchè Ratzinger perchè denunciò come errate molte interpretazioni del concilio, quello che continua dirsi cattolico ma se ne frega della Chiesa) intervistato dalla Annunziata sulla solita rai 3 era un'aberrazione. non so...se sia giusto revocare la scomunica ai lefevriani non lo so, ma vien voglia di darne una a Kung. a sentir lui il papa dovrebe imparare da obama...kung è proprio un coglione. per fortuna non tocca a me farlo. ma povero papa, vita dura.

Un ragionevole uomo

Questa è la lettera che Giovanni Lindo Ferretti ha scritto al Foglio venerdì. L'ho postata perchè penso che nel grande tumulto di questi giorni la sua sia stata una delle voci più belle e ragionevoli, concreta e umile. Seria sempre.

Un ragionevole dubbio

Sono tante le figlie che vivono vite che i loro padri ritengono indegne. Capita anche che alcune di queste figlie ritenessero, in precedenza, indegna quel tipo di vita. Alcune di queste figlie le ho conosciute e anche qualche padre. A volte i padri hanno ragione, a volte la ragione è delle figlie, a volte è difficile scorgere anche solo un barlume di ragionevolezza. E’ la vita. Evidente e non quantificabile il dolore in atto. E’ altresì evidente che non si può sopprimere il dolore del padre eliminando la figlia o viceversa. Non si potrebbe ma due storie identiche nella sostanza quanto opposte nella forma sono davanti i miei occhi. Tutte e due sono determinate da un grande dolore: personale, familiare, storico e sociale. Cosmico. In tutte e due c’è una figlia che vive una vita ritenuta indegna ma si intravede una soluzione.
Nel primo caso il padre sgozza la figlia e la seppellisce in giardino: è la barbarie. Nel secondo caso entra in ballo la civiltà: non basterà una lama, sarà sedato il rantolo e la purificazione rituale è già avvenuta sui giornali e in tv, nel dibattito. E tanto tanto dolore, tanto tanto rispetto, sgorga da chi la vuole morta. Chi è incredulo per la mostruosità scientifico-legale è troppo incazzato e non fa bella figura. E’ la civiltà: ci vuole una sentenza, un team medico, una struttura idonea, tanto volontariato per far morire di fame e sete, ma monitorata, una giovane donna indifesa e bisognosa che, guarda caso, ha anche trovato chi si prende cura di lei. Sorriderle, accarezzarla, lavarla e asciugarla. Farle compagnia. Darle da mangiare e da bere. Per quel che si può, finché si può. Chi ama la vita, per quello che è, fatica a trovare le parole che ne esprimano la complessità, la gratuità, la ricchezza e il mistero; sa che non tutto è riducibile a diritto o pretesto per rivendicazioni.
Caro direttore, qui nevica poi piove e rinevica e ripiove, ogni tanto uno squarcio di sole e bisogna socchiudere gli occhi per reggere tanta bellezza. Ho passato la mattina a pulire un bagno, cambiare un letto e lavare: ha presente l’incontinenza di un vecchio malato sommata a imperizia e pudore filiale? Uno schifo. Mi giravo da ogni parte per non incrociare gli occhi di mia madre ma il suo dolore dominava su tutto. Il dolore per essermi di peso, per obbligarmi a mansioni così umili, per non essere più bastante a sé, lei che sosteneva tutto e tutti. Quante facce ha il dolore? Ma che sia l’amore, ogni atto di umile amore, a reggere il mondo mi pare un ragionevole dubbio. Che un giudice, una legge, una democrazia condannino un innocente assoluto e indifeso a morire di fame e di sete strappandolo a chi se ne prende cura, amorevole e quotidiana, mi pone un ragionevole dubbio sullo stato di salute di un tale ordine sociale. Non è un bel pensare.
Con infinita tristezza,
suo Ferretti Lindo Giovanni
(da Il Foglio, 06/02/2009)